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Flash mob di Greenpeace Treviso

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Tentativo di scippo sul nucleare

scippo nukeL’emendamento presentato dal Governo e votato dal Parlamento è il tentativo abbastanza maldestro di scippare al popolo italiano il diritto di decidere sulla reintroduzione in Italia del nucleare.
Le norme approvate non sono affatto abrogative, ma rappresentano, come dichiarato anche dai Comitati Dossetti per la Costituzione, palesemente una semplice moratoria; in quanto propongono di sospendere la “definizione ed attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”, in attesa e “al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare”.

Volontà dilatoria confermata dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Berlusconi, e che va contro la sentenza n.69 del 1978 della Corte Costituzionale che prevede che qualora si modifichino le singole disposizioni senza modificare i principi ispiratori “il referendum si effettui sulle nuove disposizioni legislative”.

Non vi sono quindi margini interpretativi per la Corte di Cassazione, che si auspica quindi consenta agli elettori di pronunciarsi democraticamente su una scelta fondamentale per la politica energetica del nostro Paese.

Stefano Dall’Agata

Portavoce Comitato “Vota Sì per fermare il nucleare”

della Provincia di Treviso

11 05 25 Appello Comit Dossetti per referendum nucleare

Formazione su acqua e nucleare

http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/188125_145410202192297_7580402_n.jpgE’ stata definita l’organizzazione di una giornata formativa sulle tematiche gestionali dell’acqua e sul nucleare, aperta ai comitati provinciali referendari veneti.

Sabato 9 aprile a Mestre via Peschiera 5 sede CGIL Regionale.

Ore 9,30/12,30 intervento-dibattito con Corrado Oddi del Forum Italiano Movimenti Per L’acqua.

Ore 14/17 intervento-dibattito con Massimo Scalia Comitato referendario “Vota SI’ per fermare il nucleare”.

Per necessità organizzative chi intende consumare un veloce e frugale pasto in una trattoria vicina è opportuno ci segnali anticipatamente numero certo prenotazioni.

E- mail: si.stopnucleare.tv@virgilio.it

evento FACEBOOK

sabato 9 aprile 2011 alle ore 9.30
CGIL Regionale Veneto, Mestre, Italy

IL MITO DEL NUCLEARE SICURO

STEFANO DALL’AGATA *

Fonte: La Tribuna di Treviso, 28 marzo 2011

Le radiazioni sono invisibili, come si fa a sapere quando si è in pericolo? Qual è il livello di esposizione tollerabile? Quali sono i rischi dell’esposizione cronica? Quali i danni correlati a lungo termine? In che modo si ottengono le informazioni necessarie a prevenire o minimizzare i rischi, e di che informazioni possiamo fidarci?
La lista delle «perplessità nucleari» potrebbe continuare quasi all’infinito: in più, esse sono rese complicate dal fatto che i governi e le industrie del nucleare mantengono uno stretto controllo sulle operazioni, sulla ricerca scientifica e sulle notizie di natura biologica e medica fornite all’opinione pubblica.
L’omissione e la manipolazione di informazioni in questo campo sono politiche standard, finalizzate a tranquillizzare una cittadinanza che però, a tutt’oggi, non può più tollerarne l’arroganza.
La tragedia di Fukushima, che aggiunge alle devastazioni provocate dal terremoto e dallo tsunami quelle provocate dagli esseri umani, mette in evidenza quanto le asserzioni sulla «sicurezza» delle centrali nucleari siano figlie non del sapere scientifico, come anche dimostrato dalle limpide contestazioni del premio Nobel Carlo Rubbia, ma degli interessi di chi sul nucleare lucra.
Le previste 4 centrali nucleare italiane prevedono, nelle stime iniziali, appalti per oltre 20 miliardi di euro; considerando come esempio la costruzione della centrale di Olkiluoto in Finlandia le stime salgono a 32 miliardi. Sulla questione dei costi dovrebbe finalmente aprirsi un dibattito trasparente, con la valutazione dell’effettiva spesa che il nucleare comporta, compresi i costi di dismissione degli impianti (che restano radioattivi e vanno chiusi e sigillati) e di stoccaggio delle scorte: problema, quest’ultimo, che non ha una soluzione certa e sicura, dati i millenari tempi di dimezzamento degli isotopi radioattivi presenti nelle stesse.
Ormai è chiaro che al ritornello del «nucleare sicuro» credono in pochi, tanto più che i parametri utilizzati per definire questa «sicurezza» sono quelli fissati cinquant’anni fa dalle esigenze delle agende economiche e militari: come ad esempio il sostenere che l’esposizione ad un livello basso di radiazioni non rappresenterebbe un rischio per la salute, quando le ricerche debitamente cassate provavano già allora gli effetti di indebolimento generale del sistema immunitario e l’incremento di leucemie e tumori di ogni genere.
Abbiamo bisogno di nuovi standard che misurino la sicurezza delle centrali? Certo, e ora più che mai visto che «l’apocalisse» ha toccato gli impianti dell’ipertecnologico Giappone, ma in attesa che ce le diano, sappiamo intanto che esse mettono definitivamente fuori mercato la tecnologia nucleare, perché essa viene resa ancor meno conveniente dal punto di vista economico, e questo a maggior ragione dati i costi in discesa delle nuove tecnologie per le fonti rinnovabili di energia.
Il nucleare è un’energia pericolosa, i cui costi sono altissimi dal punto di vista umano, ambientale ed economico, ed è un’energia di cui non abbiamo bisogno. Una politica seria e responsabile non può non pensare ad una diversa destinazione delle risorse, puntando al risparmio energetico ed alla produzione diffusa di energie da fonti rinnovabili, destinando i 20/30 miliardi previsti per la costruzione delle centrali in Italia alle Regioni ed agli Enti locali, per finanziare interventi in favore dell’energia pulita e della sostenibilità ambientale.
E visto che parliamo di locale, immaginiamo pure la centrale nucleare veneta, il cui sito è preannunciato tra Chioggia, Cavarzere e Rovigo. Il reattore sarà un EPR MoX plutonio (francese), considerato come il più rischioso e pericoloso nel settore nella storia dell’industria nucleare, ed ancora mai messo in funzione a causa di problemi di sicurezza, con il combustibile utilizzato nel nocciolo che resta pericoloso per migliaia e migliaia di anni.
Adesso immaginiamo che qualcosa vada storto. Da Three Miles Island a Chernobyl, da Monju a Fukishima, sappiamo tutti che non è improbabile. Come suffragato dal Rapporto Tecnico sul fallout di un ipotetico incidente a un EPR localizzato a Chioggia, realizzato dall’Istituto di Meteorologia dell’Università di Vienna e dall’Ecoistituto di Vienna per conto di Greenpeace Austria nel 2010, in caso di incidente in un raggio di 70km di una centrale nel Basso Veneto cinque milioni di abitanti saranno evacuati e tutto il territorio del Veneto messo a rischio di essere contaminato e reso inabitabile.
Allora, se vogliamo occuparci di sicurezza, è più sicuro abrogare le norme che permettono l’installazione di centrali nucleari sul suolo italiano, votando sì al referendum.
(* Portavoce del Comitato provinciale Trevigiano «Vota sì per fermare il nucleare»)

NON FACCIAMOCI CONDIZIONARE DALLE RASSICURAZIONI TATTICHE E ANDIAMO CON COSCIENZA A VOTARE AL REFERENDUM DEL 12 GIUGNO PER FAR SAPERE CHE IN ITALIA NON ABBIAMO BISOGNO DEL NUCLEARE.

“E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate” mormorava il Ministro Prestigiacomo, rivolgendosi ai suoi colleghi di partito, qualche giorno fa in un fuori onda intercettato da un’agenzia. Già lo si sapeva ma la ringraziamo comunque per aver dato riprova agli italiani, con poche battute, del fatto che decisioni come quelle del futuro energetico italiano si giocano in base alla conta degli elettori.

Il dietrofront della Prestigiacomo, come la “pausa di riflessione responsabile” annunciata dal Ministro Romani, possono dunque essere letti in un’ottica di convenienza elettorale. Le ragioni di stato, il bene comune, il futuro dei nostri figli e nipoti, il rispetto dell’ambiente, tutto giocato sul tavolo dell’imminente appuntamento alle urne, in particolare di quello referendario. L’importante è saperlo.

La mossa più efficace in questo senso va riconosciuta al Consiglio dei Ministri che ha annunciato la moratoria di un anno al programma nucleare. L’azione cela una rassicurazione tattica mirata a scoraggiare l’affluenza degli elettori ai Referendum, già messa a dura prova dal mancato accorpamento con le elezioni amministrative. Il messaggio pone la sicurezza in primo piano e vuole lasciare ad intendere che alla luce della situazione di emergenza e allarme che si è venuta a creare nelle centrali nucleari di Fukushima, in Giappone, il ritorno al nucleare dell’Italia potrebbe essere scongiurato.

Rassicurati anche dalla programmazione di appositi “stress test”, come stabilito dal Consiglio europeo straordinario del 22 marzo, cui sottoporre le centrali europee più vecchie, ma non solo quelle, gli italiani dovrebbero sentire mitigata l’urgenza di esprimere il proprio vincolante parere in occasione del referendum abrogativo del 12 giugno. Non cadiamo in questo errore. L’unico modo per fermare davvero il nucleare, per far sì che l’attuale “pausa di riflessione” non si concluda nell’arco di un anno riaprendo l’iter per la realizzazione delle centrali è votare “SI’” al Referendum. Per raggiungere il quorum devono votare almeno 25 milioni di italiani. Non facciamoci condizionare andiamo con coscienza a far sapere che in Italia non abbiamo bisogno del nucleare.

Gianfranco Padovan
Presidente EnergoClub
http://www.energoclub.org

BENE IL CONSIGLIO VENETO SUL NO AL NUCLEARE IN REGIONE, ORA SPETTA A ZAIA RITIRARE IL CONSENSO AL DECRETO DEL GOVERNO.

BENE IL CONSIGLIO VENETO SUL NO AL NUCLEARE IN REGIONE,

ORA SPETTA A ZAIA RITIRARE IL CONSENSO AL DECRETO DEL GOVERNO.

Venezia 23 marzo 2011

Il comitato regionale “Vota Sì per fermare il nucleare”, che ieri si è presentato al Consiglio Veneto con la sua prima uscita, saluta positivamente l’approvazione della mozione in consiglio regionale contro la costruzione di una centrale nucleare in veneto.

Il comitato ha chiesto un pronunciamento forte al Consiglio, e questo è arrivato tempestivamente. Ora spetta al presidente Zaia ottemperare altrettanto tempestivamente alla volontà del Consiglio ritirando il consenso che egli ha incautamente espresso ( il 3 marzo a Roma) al decreto governativo relativo ai criteri per l’individuazione dei siti nucleari bocciato dalla maggioranza delle Regioni ma non dal Veneto. In quel documento di fatto si dice che se il governo decide di localizzare una centrale in Veneto lo potrà fare anche con il parere contrario della regione.

Il presidente Zaia può fare di più e meglio: chieda al governo il ritiro della legge che riapre le porte al nucleare in Italia, anche perchè se le centrali le costruissero a Mantova o a Ferrara, a pochi chilometri dal territorio regionale, i cittadini veronesi o i polesani non si sentirebbero certo rassicurati.

Sembra esserne consapevole il Consiglio Regionale quando rivolge l’invito ai cittadini di recarsi alle urne “auspicando la più ampia partecipazione alla prossima consultazione referendaria”. Un invito quanto mai opportuno che dimostra che anche la massima istituzione veneta non crede ai “ripensamenti”del governo. E’ ormai evidente che la “moratoria”costituisce solo un escamotage del governo per prendere tempo e tentare di svuotare il referendum. E’ dunque della massima importanza l’invito rivolto dal Consiglio ai cittadini di affrontare la sfida referendaria per portare al voto almeno 25 milioni di cittadini e mettere al sicuro il nostro Paese dall’avventura nuclearista. Infatti solo il raggiungimento del quorum potrà consentirci di chiudere definitivamente l’era di una tecnologia vecchia, costosa, pericolosa( perché mette a rischio la salute e l’ambiente) ed aprire “una nuova epoca di green economy” capace “di produrre in Italia fino a un milione di posti di lavoro”

Dal canto nostro ce la metteremo tutta per mettere in campo la più grande campagna referendaria mai messa in piedi con le forze del volontariato. Possiamo contare su centinaia di attivisti, decine di comuni amici, decine di conferenzieri, esperti e tecnici del settore. A breve metteremo online un sito dove annunceremo le prime iniziative

Oscar Mancini

portavoce regionale del Comitato Referendario Veneto Vota Si per fermare il nucleare

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Treviso, nato il comitato per dire «no» al nucleare

Fonte: La Tribuna di Treviso

DOMENICA, 20 MARZO 2011

Pagina 3 – Primo Piano
Attivato per preparare il referendum di giugno contro le quattro centrali atomiche del governo

TREVISO. Il nucleare finisce alle urne. Il referendum è in agenda per il 12 e 13 giugno. E con l’emergenza radioattività in Giappone, la consultazione popolare assume un rinnovato connotato di attualità. Nel quesito viene chiesto all’elettore se vuole abrogare la norma per la realizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare. Il referendum nasce da una proposta dell’IdV, firmata e condivisa da cittadini ed associazioni. Il quorum necessario perché la consulta sia valida è fissato a 25 milioni di cittadini. Nella stessa occasione, i cittadini saranno chiamati ad esprimersi anche su acqua pubblica e legittimo impedimento. Anche a Treviso si è costituito il comitato referendario «Vota sì per fermare il nucleare». Tante le realtà che a livello locale hanno già aderito alla cordata per fermare l’avanzata dell’atomo in Italia. Tra queste i circoli Legambiente di Treviso, Piavenire-Maserada e Valle del Soligo, e poi Italianostra, Libera, Fiom-Cgil, oltre al capogruppo del Pd in consiglio regionale Laura Puppato ed a consiglieri provinciali e comunali. Il comitato ha tempo meno di 3 mesi per informare gli elettori e contribuire così al raggiungimento del quorum. Tra le iniziative in scaletta, martedì è in programma un presidio davanti alla sede della Regione a Venezia da parte dei comitati referendari del Veneto. Sabato prossimo anche una delegazione trevigiana sarà presente alla manifestazione a Roma a sostegno dei referendum su nucleare ed acqua pubblica. Nelle prossime settimane il comitato di Marca allestirà banchetti informativi in tutta la provincia e chiederà ai candidati alle amministrative di prendere posizione sulla questione. (ru.b.)