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Perchè tagliare la filiera delle energie rinnovabili?

C’è un settore dell’economia che non conosce la crisi: anzi è in pieno sviluppo produttivo e occupazionale. Cosa fa il governo?

Decide per decreto di mettere a rischio l’intero settore.

Stiamo parlando della filiera delle energie rinnovabili. Quindicimila famiglie rischiano di perdere in pochi mesi il posto di lavoro, un indotto di altre 150.000 persone sarà colpito. E’ un prezzo altissimo, in termini sociali ed economici.

La Protesta cresce nel Veneto. A Padova Lunedì 14 Marzo scioperano i lavoratori del settore fotovoltaico e dell’indotto. A Treviso protesta la Confindustria denunciando un “cambiamento delle regole in corso d’opera con l’effetto di bloccare gli investimenti già programmati”. Infatti le nuove norme prevedono che solo gli impianti fotovoltaici allacciati alla rete entro il 31 maggio potranno beneficiare degli incentivi. Poi si vedrà! Incurante delle raccomandazioni della Commissione europea con la quale s’ invitano gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, il nostro governo fa il contrario.

In queste condizioni un’industria nascente è condannata a morte prima ancora di essere diventata pienamente adulta. Se non si riuscirà a introdurre dei correttivi, il fotovoltaico rischia una Caporetto, con ripercussioni molto pesanti sia in termini occupazionali che di credibilità del sistema Paese. Mentre gli Stati Uniti di Obama, pur in presenza di un taglio delle spese pubbliche molto robusto, mantengono saldo il timone verso lo sviluppo delle rinnovabili, l’Italia rischia un nuovo tracollo dopo quello degli anni Ottanta.

Siamo sbigottiti, è incomprensibile. Non è abbastanza promuovere l’ambiente e la salute di noi tutti, generare ricchezza e dare lavoro a oltre 15.000 addetti diretti e fino a 150.000 indiretti, offrire l’opportunità a oltre 160.000 famiglie di diventare indipendenti energeticamente? Quali interessi si vogliono davvero tutelare? Chi sono i poteri forti che stanno eliminando ad una ad una tutte le rinnovabili? Prima l’eolico, oggi il fotovoltaico. Che destino attende un paese che distrugge sistematicamente le proprie opportunità di sviluppo? Noi pensiamo che la risposta vada ricercata nella volontà politica del governo di preparare il terreno al nucleare. Ad una tecnologia vecchia, pericolosa e costosissima. Si dice che anche le energie rinnovabili hanno dei costi. E’ vero, ma non quelli che solitamente le vengono imputati. Solo il 47% degli oneri in bolletta sono imputabili alle rinnovabili. La parte restante va imputata alle famigerate “assimilate”, al vecchio nucleare e alle agevolazioni alle Ferrovie. Per farla breve il tanto vituperato settore fotovoltaico nel 2010 ha assorbito solo 826 milioni dei 2 miliardi e 75 milioni che impropriamente sono tutti caricati sui costi delle rinnovabili. E poi se si vuole effettivamente risparmiare abbiamo una proposta: accorpare la data dei referendum con quella delle amministrative. Si risparmiano 400 milioni di euro: quasi la metà del costo degli incentivi al fotovoltaico. Rivolgo pertanto un’ appello alle associazioni imprenditoriali, ai sindacati, alle associazioni dei consumatori per impedire che la scelta nuclearista del governo comporti, come dicono 250 imprenditori, “un’enorme distrazione di risorse a discapito delle nuove energie” pulite e distribuite. A fronte di una crisi che non smette di mordere il tessuto produttivo, il settore delle rinnovabili si muove in netta controtendenza. Ha creato un volano virtuoso che ha consentito al Paese di riavvicinarsi al gruppo dei paesi leader nel campo dell’innovazione e della capacità produttiva. Il fotovoltaico, in un contesto così difficile come quello che abbiamo visto delinearsi negli ultimi anni, rappresenta un settore in crescita occupazionale e di fatturato, oltre che un settore tecnologicamente in evoluzione.

Oscar Mancini – Portavoce regionale Comitato Referendario Vota Si per fermare il nucleare

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