Archivi tag: energia nucleare

4 idee sul Nucleare:

sono uno sciacallo verde,
ma i conti li so fare.

La tragica realtà ci impone di discutere di nucleare, a pochi mesi dal referendum.
Il governo italiano vuole “tirare dritto”, ma noi del popolino vogliamo vederci chiaro.

1) Le centrali nucleari forniscono energia elettrica. In Italia non ne abbiamo bisogno: negli ultimi anni la potenza installata è aumentata, mentre la domanda è diminuita: la domanda è di circa 60 GW (gigawatt).
La potenza elettrica installata in Italia all’inizio 2010 è pari a 94 GW. Quindi non c’è nessun bisogno reale di nuova energia elettrica (per trasporti e riscaldamento usiamo petrolio o gas).

2) Si dice che le centrali nucleari ci garantiranno l’indipendenza energetica. Falso. Le centrali utilizzano come combustibile l’uranio. Le principali miniere di uranio sono in Australia e in Africa, oggi sotto controllo cinese, o in Ucraina, Uzbekistan, Kazakistan, oggi sotto controllo russo. Quindi il nucleare è una fonte che crea dipendenza da Cina o da Russia.

3) Ma quanto costa l’energia prodotta dalle centrali? Troppo. Il costo Kwh (kilowatt/ora) del nucleare è maggiore di  quello di ogni altra fonte (i costi ufficiali in centesimi di dollaro sono: nucleare: 10,2 – eolico: 9,9 – carbone: 9,8 – gas: 8,2 ), questo perchè oltre agli investimenti per la costruzione di una centrale, bisogna calcolare anche il costo di smantellamento, che può persino raddoppiare.

4) Il governo italiano ha previsto 4 nuove centrali nucleari, con un costo di 30 miliardi di lire. Queste 4 centrali, se tutto va bene, entrerebbero in funzione fra 15/20 anni, e produrrebbero il 5% dell’energia nazionale. E’ del tutto evidente la sproporzione tra investimento e risultato. Il 5% è quanto si può ottenere da subito con una seria politica di risparmio e di efficienza degli impianti già
esistenti.

Bastano queste 4 cifre per dimostrare che il nucleare in Italia non ha senso e serve solo ad assicurare affari ad un ristretta lobby. A questo aggiungiamo che il governo propone il nucleare senza aver presentato al paese un serio piano energetico (fabbisogno, previsioni, consumi, costi, ecc.) e che il problema delle scorie radioattive non è ancora stato risolto.
La conclusione è semplice, ed è la stessa di tanti anni fa:

Energia nucleare? No, grazie.

Mao Valpiana
Verona

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Perchè tagliare la filiera delle energie rinnovabili?

C’è un settore dell’economia che non conosce la crisi: anzi è in pieno sviluppo produttivo e occupazionale. Cosa fa il governo?

Decide per decreto di mettere a rischio l’intero settore.

Stiamo parlando della filiera delle energie rinnovabili. Quindicimila famiglie rischiano di perdere in pochi mesi il posto di lavoro, un indotto di altre 150.000 persone sarà colpito. E’ un prezzo altissimo, in termini sociali ed economici.

La Protesta cresce nel Veneto. A Padova Lunedì 14 Marzo scioperano i lavoratori del settore fotovoltaico e dell’indotto. A Treviso protesta la Confindustria denunciando un “cambiamento delle regole in corso d’opera con l’effetto di bloccare gli investimenti già programmati”. Infatti le nuove norme prevedono che solo gli impianti fotovoltaici allacciati alla rete entro il 31 maggio potranno beneficiare degli incentivi. Poi si vedrà! Incurante delle raccomandazioni della Commissione europea con la quale s’ invitano gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, il nostro governo fa il contrario.

In queste condizioni un’industria nascente è condannata a morte prima ancora di essere diventata pienamente adulta. Se non si riuscirà a introdurre dei correttivi, il fotovoltaico rischia una Caporetto, con ripercussioni molto pesanti sia in termini occupazionali che di credibilità del sistema Paese. Mentre gli Stati Uniti di Obama, pur in presenza di un taglio delle spese pubbliche molto robusto, mantengono saldo il timone verso lo sviluppo delle rinnovabili, l’Italia rischia un nuovo tracollo dopo quello degli anni Ottanta.

Siamo sbigottiti, è incomprensibile. Non è abbastanza promuovere l’ambiente e la salute di noi tutti, generare ricchezza e dare lavoro a oltre 15.000 addetti diretti e fino a 150.000 indiretti, offrire l’opportunità a oltre 160.000 famiglie di diventare indipendenti energeticamente? Quali interessi si vogliono davvero tutelare? Chi sono i poteri forti che stanno eliminando ad una ad una tutte le rinnovabili? Prima l’eolico, oggi il fotovoltaico. Che destino attende un paese che distrugge sistematicamente le proprie opportunità di sviluppo? Noi pensiamo che la risposta vada ricercata nella volontà politica del governo di preparare il terreno al nucleare. Ad una tecnologia vecchia, pericolosa e costosissima. Si dice che anche le energie rinnovabili hanno dei costi. E’ vero, ma non quelli che solitamente le vengono imputati. Solo il 47% degli oneri in bolletta sono imputabili alle rinnovabili. La parte restante va imputata alle famigerate “assimilate”, al vecchio nucleare e alle agevolazioni alle Ferrovie. Per farla breve il tanto vituperato settore fotovoltaico nel 2010 ha assorbito solo 826 milioni dei 2 miliardi e 75 milioni che impropriamente sono tutti caricati sui costi delle rinnovabili. E poi se si vuole effettivamente risparmiare abbiamo una proposta: accorpare la data dei referendum con quella delle amministrative. Si risparmiano 400 milioni di euro: quasi la metà del costo degli incentivi al fotovoltaico. Rivolgo pertanto un’ appello alle associazioni imprenditoriali, ai sindacati, alle associazioni dei consumatori per impedire che la scelta nuclearista del governo comporti, come dicono 250 imprenditori, “un’enorme distrazione di risorse a discapito delle nuove energie” pulite e distribuite. A fronte di una crisi che non smette di mordere il tessuto produttivo, il settore delle rinnovabili si muove in netta controtendenza. Ha creato un volano virtuoso che ha consentito al Paese di riavvicinarsi al gruppo dei paesi leader nel campo dell’innovazione e della capacità produttiva. Il fotovoltaico, in un contesto così difficile come quello che abbiamo visto delinearsi negli ultimi anni, rappresenta un settore in crescita occupazionale e di fatturato, oltre che un settore tecnologicamente in evoluzione.

Oscar Mancini – Portavoce regionale Comitato Referendario Vota Si per fermare il nucleare

Satomi Oba, un tesoro internazionale

dal blog lunanuvola

L’abbiamo persa il 24 febbraio del 2005, a 54 anni, per un’emorragia cerebrale. Il suo nome era Satomi Oba: viveva ad Hiroshima, era un’attivista anti-nucleare ed anti-militarista, un’attivista per i diritti umani, un’insegnante d’inglese, madre di quattro figli. Il Giappone ha l’usanza di onorare i propri cittadini di spicco quali “tesori nazionali”; chi l’ha conosciuta, e chi ancora oggi gode dei lasciti del suo instancabile impegno, sa che Satomi Oba era (ed è) un “tesoro internazionale”. Oltre a dirigere “Plutonium Action Hiroshima” in Giappone, ha fatto parte di “Women and Life on Earth”, “Abolition 2000”, “WISE – World Information Service on Energy”, “Nuclear Information and Resource Service”; “Global Network Against Weapons and Nuclear Power in Space”.

Il sistema nucleare, sia il suo uso militare o civile, è uno dei più violenti che la società patriarcale ha inventato e sviluppato. Il potere dell’energia nucleare cresce particolarmente bene in atmosfere non democratiche.” Satomi Oba, 1999

Quella che segue è la traduzione di parte di un’intervista che Anna Gyorgy, di Green Korea, le fece nell’autunno del 1996.

Satomi: Sono venuta a stare ad Hiroshima quando ero una studentessa universitaria nel 1969, e qui appresi per la prima volta i pericoli dell’energia atomica. Ho visto una quantità enorme di immagini del dopo-bomba ed ho ascoltato di persona molte storie di sopravvissuti. Sentivo che quel che era accaduto era orribile, e che dovevamo fare tutto quanto in nostro potere per fermare la proliferazione di armi nucleari. Ma fu sempre allora che cominciai a chiedermi perché la gente di Hiroshima fosse così attiva contro le armi nucleari e non altrettanto contro gli impianti nucleari.

Ho dato inizio a “Plutonium Action Hiroshima” nel 1991, quando lo stoccaggio di plutonio (proveniente dagli impianti di trattamento francesi) era appena cominciato. Ma prima di ciò avevamo già organizzato azioni dopo l’incidente di Chernobyl nel 1986. Da molti anni mi occupo della questione e ormai so, ho visto, che gli impianti nucleari e le armi nucleari sono in origine la stessa cosa. (…) L’incidente di Monju (dicembre 1995, ndt.) è stato a suo modo epocale. Ha mostrato alla gente cos’è davvero un reattore “fast-breeder”, cos’è il sodio liquido (tonnellate di sodio liquido colarono dal sistema di raffreddamento del reattore, ndt.), quanti pericoli l’energia nucleare comporta. In Giappone ci sono oggi numerosi lavoratori che sono stati esposti alle radiazioni e stanno soffrendo. E il reattore di Monju, che è costato 6 miliardi di dollari, è oggi un pasticcio al di là di ogni possibile utilizzo. (…) Giappone e Francia vengono spesso citati come esempi di paesi che hanno avuto “successo” con l’energia nucleare, ma io ho visto gli impianti in entrambi i paesi, ne conosco gli effetti e i ritorni, e so che sono due fallimenti. In gennaio (1996, ndt.) siamo andati in Francia: sopravvissuti, attivisti di base, residenti di seconda generazione, a tenere un esposizione sul bombardamento atomico di Hiroshima, per opporci al test nucleare francese nel Pacifico del sud. Mentre a Parigi i sopravvissuti mostravano le immagini di Hiroshima e raccontavano le loro storie, io sono andata al Centro di La Hague, il porto vicino a Cherbourg da dove le scorie radioattive vengono mandate per mare, e al reattore Super-Phoenix. (…) La questione delle scorie non ha una vera soluzione. L’unica soluzione è smettere di produrne. A La Hague lo stoccaggio di scorie ha contaminato il territorio in maniera seria. Il governo non ha effettuato alcuna ricerca, e non possiede alcuna documentazione al proposito: sono i gruppi di cittadini che hanno sollevato la questione, osservato, fatto ricerche, prodotto la documentazione ed infine rivelato il livello di contaminazione a La Hague. Di scorie radioattive ce ne sono già troppe, avrebbero dovuto pensarci prima, trent’anni fa, e quelle che ci sono vanno tenute d’occhio e al sicuro dove sono state prodotte, e non portate in giro per il mondo. Ma la cosa principale sarebbe almeno riconoscere onestamente che una soluzione per le scorie non c’è. (…)

Dopo Chernobyl tantissime persone in Giappone, in maggioranza donne, hanno cominciato ad essere attive contro gli impianti nucleari, così il governo e le industrie ci hanno pensato su un bel po’ e se ne sono usciti dicendo che il nucleare è “energia pulita”, e ci hanno inondate di dépliant e propaganda sulla “protezione dell’ambiente”; danno persino soldi ai gruppi ambientalisti, ma certo non a noi, che lottiamo contro le centrali. Le donne in Giappone sono le leader dei movimenti di questo tipo, che nascono dal basso. Non seguono nessuno, guidano e ispirano, e lo trovo meraviglioso. L’idea della mostra in Francia è venuta dalle donne. E quando sono andata a Panama, per fermare l’imbarco di scorie altamente radioattive, gli altri tre membri del gruppo d’azione diretta erano donne. Dei 150 membri attivi di “Plutonium Action Hiroshima”, la maggioranza sono donne.

Maria G. Di Rienzo