Archivi categoria: Comitato Treviso

SÌ maggioranza assoluta. Grazie Italia

Come ringraziarci tutti, forse godendoci questo video.

Patti Smith è passata in Italia per l’Earth Day, e ha portato bene.

People have the power, e questa volta cara Italia il potere lo hai usato bene.

Flash Mob a Oderzo

Due foto del flash mob che si è svolto domenica 5 giugno a Oderzo (Treviso). L’iniziativa, che ha suscitato interesse e consensi, è stata realizzata dal coordinamento opitergino per il sì.

In apertura al corteo lo striscione “esercita la democrazia, vota i referendum”, con bandiere per l’acqua bene comune e contro il nucleare “mai più Fukushima”.
Salute a tutt*
Dante Bedini

Festa di Chiusura

VENERDÌ 10 GIUGNO

Piazza dei Signori – TREVISO


PER I BENI COMUNI

PER L’ENERGIA PULITA
PER L’ACQUA PUBBLICA

dalle 18.00 alle 22.00 Musica, Stand, Poesia,
Giocoleria e tanta voglia di battere il quorum…
COMITATO REFERENDARIO TREVIGIANO DUE SÌ PER L’ACQUA BENE COMUNE
COMITATO REFERENDARIO TREVIGIANO FERMIAMO IL NUCLEARE
FESTA DI CHIUSURA
CAMPAGNA REFERENDARIA VOTA Sì
Concerto Swing con il Trio Scaleno

acquabenecomune.treviso@gmail.com

 Su Facebook:

Luogo: Piazza dei Signori
Ora: venerdì 10 giugno 2011 18.00.00

Il Paese del Sole

La Cassazione ha detto Sì!

Come avevamo preventivato la democrazia ha vinto. Il referendum sul nucleare si terrà il 12 e 13 giugno insieme ai due sulla privatizzazione dell’acqua e a quello sul legittimo impedimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che le modifiche apportate dal governo alle norme sull’energia nucleare non precludono lo svolgimento del referendum, e ha detto stop al tentativo abbastanza maldestro di scippare al popolo italiano il diritto di decidere sulla reintroduzione in Italia del nucleare. La richiesta di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare (art. 5 commi 1 e 8).
Ora tocca a tutti noi, cittadine e cittadini, decidere quale vogliamo sia il futuro dell’Italia e che paese desideriamo consegnare ai nostri figli. C’è solo da andare a votare e dire sì al bando del nucleare, fonte di disastri ambientali, vecchio e inutile e dannoso, e non rispondente al nostro bisogno di energia pulita.
L’Italia è pur sempre “il Paese del Sole”: facciamolo risplendere e sorridere il 12 e 13 giugno.

Stefano Dall’Agata

Portavoce Comitato Vota Sì per fermare il Nucleare

Provincia di Treviso

Flash mob di Greenpeace Treviso

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Tentativo di scippo sul nucleare

scippo nukeL’emendamento presentato dal Governo e votato dal Parlamento è il tentativo abbastanza maldestro di scippare al popolo italiano il diritto di decidere sulla reintroduzione in Italia del nucleare.
Le norme approvate non sono affatto abrogative, ma rappresentano, come dichiarato anche dai Comitati Dossetti per la Costituzione, palesemente una semplice moratoria; in quanto propongono di sospendere la “definizione ed attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”, in attesa e “al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare”.

Volontà dilatoria confermata dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Berlusconi, e che va contro la sentenza n.69 del 1978 della Corte Costituzionale che prevede che qualora si modifichino le singole disposizioni senza modificare i principi ispiratori “il referendum si effettui sulle nuove disposizioni legislative”.

Non vi sono quindi margini interpretativi per la Corte di Cassazione, che si auspica quindi consenta agli elettori di pronunciarsi democraticamente su una scelta fondamentale per la politica energetica del nostro Paese.

Stefano Dall’Agata

Portavoce Comitato “Vota Sì per fermare il nucleare”

della Provincia di Treviso

11 05 25 Appello Comit Dossetti per referendum nucleare

Mogliano: autoSTOPnucleare – salta a bordo per la democrazia!


autoSTOPnucleare

salta a bordo per la democrazia! 

CONTINUA  NEL TREVIGIANO LA CAMPAGNA INFORMATIVA SUI REFERENDUM PER FERMARE IL NUCLEARE E LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA

STRISCIONE ANTINUCLEARE E PRO REFERENDUM APERTI IN PIAZZA A MOGLIANO E DI FRONTE AL MUNICIPIO

ACCOGLIENZA E GRANDE PARTECIPAZIONE AI BANCHETTI INFORMATIVI PER IL SÌ

A PREGANZIOL E MOGLIANO VENETO 

Quarta tappa nella provincia di Treviso per “AutoSTOP nucleare” la campagna informativa di Legambiente e dei Comitati “Vota SI per fermare il nucleare” e “2 SI per l’acqua bene comune”.

Si è svolta oggi la quarta tappa della campagna itinerante “autoSTOP nucleare – salta a bordo per la democrazia”.

Il Municipio di Mogliano Veneto ha fatto da sfondo, questo pomeriggio in tarda serata, all’iniziativa pro- referendum messa in campo dall’equipaggio della campagna “autoSTOP nucleare – salta a bordo per la democrazia!” con il fondamentale sostegno dei volontari dell’ANPI di Mogliano e degli attivisti del comitato locale “2 SI per l’acqua bene comune”. 

I volontari hanno srotolato i loro striscioni che invitano alla partecipazione al voto referendario il prossimo 12 e 13 giugno, ed esposto uno striscione per ricordare le tragedie di Chernobyl e Fukushima, un modo per ricordare ai propri concittadini i rischi a cui si andrebbe incontro se si dovesse concretizzare il ritorno all’atomo previsto dal governo italiano.

Recarsi alle urne il 12 e 13 giugno prossimi – commenta Arnoldo Frigessi di WWF Venezia– per votare SI e fermare la folle proposta di ritorno al nucleare in Italia, oppure votare no per dare il proprio benestare al programma nucleare italiano, è fondamentale diritto/dovere di ogni cittadino, come del resto – aggiunge Frigessi – esprimersi sulla privatizzazione o meno di un importante bene comune quale è l’acqua”.

Sia a Mogliano nel pomeriggio che a Preganziol dal mattino fino all’ora di pranzo, sono stati allestiti banchetti informativi dei comitati referendari ed i volontari delle associazioni hanno volantinato qualcosa come 4mila volantini in poche ore, ricevendo anche in questi comuni un’accoglienza davvero positiva.

I volontari di Legambiente si stanno impegnando strenuamente in questo mese per informare quante più persone possibili circa l’importante appuntamento referendario, poiché è importante ricordare ai cittadini che i referendum non sono cancellati, come invece sostiene goffamente questo governo sperando di gettare confusione per evitare una pesante sconfitta, viste le alte possibilità di raggiungimento del quorum e i temi così importanti in gioco.

Se nessuno si prende in carico quel necessario lavoro di equilibrata informazione che contraddistingue un paese democratico – afferma Gigi Lazzaro, responsabile della campagna autoSTOP nucleare – vorrà dire che ci informeremo e formeremo da soli.” “Ed è proprio questo – conclude Lazzaro – quello che stiamo facendo con autoSTOPnucleare: stare con la gente e tra la gente quotidianamente, informare “uno per uno” i cittadini per renderli consapevoli del proprio diritto ad esprimere democraticamente il proprio assenso o dissenso recandosi alle urne il 12 e 13 giugno, portando così il proprio contributo verso quelle fondamentali scelte che segneranno il futuro nostro e del nostro Paese”.

La campagna ideata da Legambiente Veneto per informare i cittadini riguardo i referendum del 12 e 13 giugno è realizzata a sostegno dei comitati referendari per fermare il nucleare e per l’acqua bene comune.

Informazioni dettagliate sulle tappe del il tour e su come partecipare alla campagna sono disponibili su Facebook (autoSTOPnucleare) e sul sito www.legambienteveneto.it.

(La foto-notizia del “blitz” di Mogliano sarà inviata dopo le 18,30).

Info:  333 8268258 – Gigi Lazzaro

Non farti scippare il Referendum

Villorba con Scalia

Non farti scippare il Referendum

Devono decidere i cittadini

giovedì 5 maggio 2011

ore 20.45

Catena di Villorba

Auditorium Mario Dal Monaco

Incontro con Massimo Scalia

Comitato Vota Sì per fermare il nucleare

IL MITO DEL NUCLEARE SICURO

STEFANO DALL’AGATA *

Fonte: La Tribuna di Treviso, 28 marzo 2011

Le radiazioni sono invisibili, come si fa a sapere quando si è in pericolo? Qual è il livello di esposizione tollerabile? Quali sono i rischi dell’esposizione cronica? Quali i danni correlati a lungo termine? In che modo si ottengono le informazioni necessarie a prevenire o minimizzare i rischi, e di che informazioni possiamo fidarci?
La lista delle «perplessità nucleari» potrebbe continuare quasi all’infinito: in più, esse sono rese complicate dal fatto che i governi e le industrie del nucleare mantengono uno stretto controllo sulle operazioni, sulla ricerca scientifica e sulle notizie di natura biologica e medica fornite all’opinione pubblica.
L’omissione e la manipolazione di informazioni in questo campo sono politiche standard, finalizzate a tranquillizzare una cittadinanza che però, a tutt’oggi, non può più tollerarne l’arroganza.
La tragedia di Fukushima, che aggiunge alle devastazioni provocate dal terremoto e dallo tsunami quelle provocate dagli esseri umani, mette in evidenza quanto le asserzioni sulla «sicurezza» delle centrali nucleari siano figlie non del sapere scientifico, come anche dimostrato dalle limpide contestazioni del premio Nobel Carlo Rubbia, ma degli interessi di chi sul nucleare lucra.
Le previste 4 centrali nucleare italiane prevedono, nelle stime iniziali, appalti per oltre 20 miliardi di euro; considerando come esempio la costruzione della centrale di Olkiluoto in Finlandia le stime salgono a 32 miliardi. Sulla questione dei costi dovrebbe finalmente aprirsi un dibattito trasparente, con la valutazione dell’effettiva spesa che il nucleare comporta, compresi i costi di dismissione degli impianti (che restano radioattivi e vanno chiusi e sigillati) e di stoccaggio delle scorte: problema, quest’ultimo, che non ha una soluzione certa e sicura, dati i millenari tempi di dimezzamento degli isotopi radioattivi presenti nelle stesse.
Ormai è chiaro che al ritornello del «nucleare sicuro» credono in pochi, tanto più che i parametri utilizzati per definire questa «sicurezza» sono quelli fissati cinquant’anni fa dalle esigenze delle agende economiche e militari: come ad esempio il sostenere che l’esposizione ad un livello basso di radiazioni non rappresenterebbe un rischio per la salute, quando le ricerche debitamente cassate provavano già allora gli effetti di indebolimento generale del sistema immunitario e l’incremento di leucemie e tumori di ogni genere.
Abbiamo bisogno di nuovi standard che misurino la sicurezza delle centrali? Certo, e ora più che mai visto che «l’apocalisse» ha toccato gli impianti dell’ipertecnologico Giappone, ma in attesa che ce le diano, sappiamo intanto che esse mettono definitivamente fuori mercato la tecnologia nucleare, perché essa viene resa ancor meno conveniente dal punto di vista economico, e questo a maggior ragione dati i costi in discesa delle nuove tecnologie per le fonti rinnovabili di energia.
Il nucleare è un’energia pericolosa, i cui costi sono altissimi dal punto di vista umano, ambientale ed economico, ed è un’energia di cui non abbiamo bisogno. Una politica seria e responsabile non può non pensare ad una diversa destinazione delle risorse, puntando al risparmio energetico ed alla produzione diffusa di energie da fonti rinnovabili, destinando i 20/30 miliardi previsti per la costruzione delle centrali in Italia alle Regioni ed agli Enti locali, per finanziare interventi in favore dell’energia pulita e della sostenibilità ambientale.
E visto che parliamo di locale, immaginiamo pure la centrale nucleare veneta, il cui sito è preannunciato tra Chioggia, Cavarzere e Rovigo. Il reattore sarà un EPR MoX plutonio (francese), considerato come il più rischioso e pericoloso nel settore nella storia dell’industria nucleare, ed ancora mai messo in funzione a causa di problemi di sicurezza, con il combustibile utilizzato nel nocciolo che resta pericoloso per migliaia e migliaia di anni.
Adesso immaginiamo che qualcosa vada storto. Da Three Miles Island a Chernobyl, da Monju a Fukishima, sappiamo tutti che non è improbabile. Come suffragato dal Rapporto Tecnico sul fallout di un ipotetico incidente a un EPR localizzato a Chioggia, realizzato dall’Istituto di Meteorologia dell’Università di Vienna e dall’Ecoistituto di Vienna per conto di Greenpeace Austria nel 2010, in caso di incidente in un raggio di 70km di una centrale nel Basso Veneto cinque milioni di abitanti saranno evacuati e tutto il territorio del Veneto messo a rischio di essere contaminato e reso inabitabile.
Allora, se vogliamo occuparci di sicurezza, è più sicuro abrogare le norme che permettono l’installazione di centrali nucleari sul suolo italiano, votando sì al referendum.
(* Portavoce del Comitato provinciale Trevigiano «Vota sì per fermare il nucleare»)

NON FACCIAMOCI CONDIZIONARE DALLE RASSICURAZIONI TATTICHE E ANDIAMO CON COSCIENZA A VOTARE AL REFERENDUM DEL 12 GIUGNO PER FAR SAPERE CHE IN ITALIA NON ABBIAMO BISOGNO DEL NUCLEARE.

“E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate” mormorava il Ministro Prestigiacomo, rivolgendosi ai suoi colleghi di partito, qualche giorno fa in un fuori onda intercettato da un’agenzia. Già lo si sapeva ma la ringraziamo comunque per aver dato riprova agli italiani, con poche battute, del fatto che decisioni come quelle del futuro energetico italiano si giocano in base alla conta degli elettori.

Il dietrofront della Prestigiacomo, come la “pausa di riflessione responsabile” annunciata dal Ministro Romani, possono dunque essere letti in un’ottica di convenienza elettorale. Le ragioni di stato, il bene comune, il futuro dei nostri figli e nipoti, il rispetto dell’ambiente, tutto giocato sul tavolo dell’imminente appuntamento alle urne, in particolare di quello referendario. L’importante è saperlo.

La mossa più efficace in questo senso va riconosciuta al Consiglio dei Ministri che ha annunciato la moratoria di un anno al programma nucleare. L’azione cela una rassicurazione tattica mirata a scoraggiare l’affluenza degli elettori ai Referendum, già messa a dura prova dal mancato accorpamento con le elezioni amministrative. Il messaggio pone la sicurezza in primo piano e vuole lasciare ad intendere che alla luce della situazione di emergenza e allarme che si è venuta a creare nelle centrali nucleari di Fukushima, in Giappone, il ritorno al nucleare dell’Italia potrebbe essere scongiurato.

Rassicurati anche dalla programmazione di appositi “stress test”, come stabilito dal Consiglio europeo straordinario del 22 marzo, cui sottoporre le centrali europee più vecchie, ma non solo quelle, gli italiani dovrebbero sentire mitigata l’urgenza di esprimere il proprio vincolante parere in occasione del referendum abrogativo del 12 giugno. Non cadiamo in questo errore. L’unico modo per fermare davvero il nucleare, per far sì che l’attuale “pausa di riflessione” non si concluda nell’arco di un anno riaprendo l’iter per la realizzazione delle centrali è votare “SI’” al Referendum. Per raggiungere il quorum devono votare almeno 25 milioni di italiani. Non facciamoci condizionare andiamo con coscienza a far sapere che in Italia non abbiamo bisogno del nucleare.

Gianfranco Padovan
Presidente EnergoClub
http://www.energoclub.org